07.10
Vi ricordate la poesia di VISAR ZHITI che abbiamo pubblicato il 26 giugno?
Oggi aggiungiamo due parole sull’autore
Visar Zhiti nasce a Durazzo nel 1952. Laureato in letteratura albanese, giovanissimo insegna a Kukes, località al confine col Kosovo, dove viene incarcerato a ventisei anni per le sue poesie e processato per propaganda sovversiva contro il realismo socialista.
Condannato a tredici anni di carcere duro, condivide la prigionia politica ed i lavori forzati nei gulag dell’Albania con altri intellettuali tra i quali il pittore russo-albanese Valeri Dyrzi Tarasov, che sarà poi autore della copertina del suo libro Croce di carne (Ediz. Oxiana, Napoli 1977).
Nel 1987, scontata la pena, viene liberato e come tutti gli ex condannati politici, la cui macchia resta a vita, può lavorare, solo da manovale, in una fabbrica di mattoni.
Oggi, notissimo nel suo Paese per l’intera opera poetica, assurge a simbolo della persecuzione e riveste un ruolo primario nella letteratura contemporanea albanese. La notorietà internazionale lo premia con traduzioni in greco, macedone, rumeno. E’ presente in antologie francesi, tedesche, inglesi.
In Italia vince il premio per la Poesia Leopardi d’oro nel 1991 e il premio Ada Negri nel 1997. Un suo racconto è pubblicato negli Oscar Mondadori. E’ citato nella Piccola Treccani. Ha pubblicato Dalla Parte dei Vinti (Suoni e colori d’Albania), Edizioni D’Agostino, 1998, intervenendo con Le piaghe non hanno patria in Una santa albanese di nome Madre Teresa, Edizioni D’Agostino, 1998.
Deputato al Parlamento del suo Paese nel 1996, è stato Ministro consigliere alla Cultura dell’Ambasciata albanese a Roma. E’ membro dell’Accademia Internazionale delle Arti “Alfonso Grassi” di Salerno.
Ecco un caso esemplare di poeta candido, troppo per il sistema, per ciò stesso degno di essere imprigionato. Reo di non essere il robot che il sistema pretendeva che fosse.
Per continuare con la simbologia delle scarpe , ai suoi versi:
Meglio scalzo
e senza piedi alla fin fine,
non con queste scarpe,
abbiniamo quelle dipinte da Magritte
Magritte è autore da noi più volte utilizzato o citato, quindi non ha bisogno di presentazioni, conosciamo la sua opera, i suoi intenti artistici e le sue provocazioni
Anche oggi una conferma, Magritte, infatti, con la solita vena surrealista, riflette sull’ambivalenza di questo indumento, feticcio e propaggine del corpo umano: scarpe che diventano piede ( o viceversa?)
Le scarpe e i piedi, nel tango, non sono forse quasi un’unica cosa ?
Come di consueto Magritte vuol spaesare ulteriormente l’osservatore, vuol rendere impegnativo la comprensione dell’opera, e il titolo complica ulteriormente le cose
Ogni indicazione che l’artista aggiunge alle sue opere, è sempre oscura, il più delle volte un enigma irresolubile
L’artista si rifiutò sempre di spiegare le motivazioni della scelta dei soggetti e dei titoli, spesso inappropriati, ma proprio per questo stimolanti , con una implicita sfida agli osservatori
