03.09
Iniziamo oggi un nuovo percorso.
“Conosci questo ballo?”; così era intitolata una performance portata in scena oramai 3 anni fa a Bologna in cui interpretavo testi di alcuni famosi tango per dare l’opportunità agli astanti di comprendere quali fossero i sentimenti che descrivevano quei brani.
Oggi inizia questo percorso da uno degli autori da me più apprezzati che è Enrique Santos Discepolo (meglio noto come Discepolin).
“Cambalache” è sicuramente il brano che gli ha regalato la notorietà. La composizione è del 1935 ed offre il punto di vista dell’autore sulla situazione politica mondiale dell’epoca.
La metafora che è alla base dello scritto è così graffiante da rendere attuale questo brano anche a distanza di 80 anni. Qui potete ascoltarne la versione cantata da Victor Ruiz con l’Orchestra di Donato Racciatti.
Dello stesso autore ricordiamo altre composizioni come:
Letras
CAMBALACHE
Que el mundo fue y sera una porqueria
ya lo se
en el quinientos diez
y en el dosmil también
que siempre ha habido chorros
maquiavelos y estafados
contentos y amargados
varones y doblés
pero que el siglo xx es un despliege
de maldad insolente
ya no hay quien lo niegue
vivimos revolcados en un merengue
y en el mismo lodo todos manoseados.
Hoy resulta que es lo mismo
ser derecho que traidor
ignorante sabio chorro
generoso estafador
Todo es igual nada es mejor
lo mismo un burro que un gran profesor
no hay aplaza’os ni escalafón
los inmorales nos han iguala’o
si uno vive en la impostura
y otro afana en su ambición
da lo mismo que sea cura
colchonero, rey de basto
caradura o polizón.
Que falta de respeto
que atropello a la razon
cualquiera es un señor
cualquiera es un ladrón
mezclado con Stavinsky
va Don Bosco y Napoleón
Don Chicho y Lamignón
Carnera y San Martín
igual que la vidriera irrespetuosa
de los cambalaches se ha mezclado la vida
y herida por un sable sin remache
ves llorar la biblia junto a un calefón.
Siglo xx cambalache
problematico y febríl
el que no llora no mama
y el que no afana es un gil
Dale nomás dale que va
que alla en el horno
se va’mo a encontrar
no pienses mas sentate a un la’o
que a nadie importa si naciste honrra’o
si es lo mismo el que labura
noche un dia como un buey
que el que vive de las minas
que el que mata, que el que cura
o esta fuera de la ley
Ed eccovi la traduzione italiana…
ROBIVECCHI
Che il mondo sia stato e sarà una porcheria
già lo so…
(Nel cinquecentosei e nel duemila pure!).
Che sempre ci siano stati ladri,
machiavelli e buggerati,
contenti e amareggiati,
uomini e patacche…
Ma che il secolo ventesimo
sia un orizzonte
di malvagità insolente,
non c’è più nessuno che lo neghi.
Viviamo rotolati in una meringa appiccicosa
e in una stessa melma
tutti impastati.
Oggi è lo stesso
essere onesto o traditore!
Ignorante, saggio, ladro,
generoso o truffatore!
È tutto uguale! Niente è migliore!
Lo stesso un asino che un gran professore!
Non ci sono meriti né bocciature,
gli immorali ci hanno eguagliato
Se uno vive da impostore
e un altro ruba per ambizione,
fa lo stesso che sia prete,
materassaio, re di bastoni,
faccia di tolla o clandestino! …
Che mancanza di rispetto,
che insulto alla ragione!
Chiunque è un signore!
Chiunque è un ladro!
Va Don Bosco con Stavisky
e “La Mignón”,
Don Chicho e Napoleone,
Carnera e San Martin…
Come nella vetrina irrispettosa
dei rigattieri
si è rimescolata la vita,
e ferita da una spada senza filo
vedi piangere la Bibbia
accanto a uno scaldabagno.
Secolo ventesimo, robivecchi
problematico e febbrile! …
Chi non strilla non ciuccia tetta
e chi non spinge è un fesso!
Dai, dacci dentro!
Dai, che va tutto bene!
Che là all’inferno
ci reincontreremo!
Non pensarci più,
fatti da parte,
che a nessuno importa
se sei nato onesto!
Fa lo stesso se uno lavora
notte e giorno come un bue,
o se vive sulle spalle degli altri,
se uccide o se guarisce,
o sta fuori dalla legge…