2010
03.09

Iniziamo oggi un nuovo percorso.

“Conosci questo ballo?”; così era intitolata una performance portata in scena oramai 3 anni fa a Bologna in cui interpretavo testi di alcuni famosi tango per dare l’opportunità agli astanti di comprendere quali fossero i sentimenti che descrivevano quei brani.

Oggi inizia questo percorso da uno degli autori da me più apprezzati che è Enrique Santos Discepolo (meglio noto come Discepolin).

“Cambalache” è sicuramente il brano che gli ha regalato la notorietà. La composizione è del 1935 ed offre il punto di vista dell’autore sulla situazione politica mondiale dell’epoca.

La metafora che è alla base dello scritto è così graffiante da rendere attuale questo brano anche a distanza di 80 anni. Qui potete ascoltarne la versione cantata da Victor Ruiz con l’Orchestra di Donato Racciatti.

Dello stesso autore ricordiamo altre composizioni come:

  • “Que vachaché”
  • “Yira… yira…”
  • “Que sapa señor”
  • “Cambalache”
  • “Sueño de juventud”
  • “Justo el 31″
  • “Chorra”
  • “Soy un arlequín”
  • “Quién más, quién menos”
  • “Confesión”
  • “Canción desesperada”
  • “Uno”
  • “Cafetín de Buenos Aires”
  • Letras

    CAMBALACHE

    Que el mundo fue y sera una porqueria
    ya lo se
    en el quinientos diez
    y en el dosmil también
    que siempre ha habido chorros
    maquiavelos y estafados
    contentos y amargados
    varones y doblés
    pero que el siglo xx es un despliege
    de maldad insolente
    ya no hay quien lo niegue
    vivimos revolcados en un merengue
    y en el mismo lodo todos manoseados.

    Hoy resulta que es lo mismo
    ser derecho que traidor
    ignorante sabio chorro
    generoso estafador
    Todo es igual nada es mejor
    lo mismo un burro que un gran profesor
    no hay aplaza’os ni escalafón
    los inmorales nos han iguala’o
    si uno vive en la impostura
    y otro afana en su ambición
    da lo mismo que sea cura
    colchonero, rey de basto
    caradura o polizón.

    Que falta de respeto
    que atropello a la razon
    cualquiera es un señor
    cualquiera es un ladrón
    mezclado con Stavinsky
    va Don Bosco y Napoleón
    Don Chicho y Lamignón
    Carnera y San Martín
    igual que la vidriera irrespetuosa
    de los cambalaches se ha mezclado la vida
    y herida por un sable sin remache
    ves llorar la biblia junto a un calefón.

    Siglo xx cambalache
    problematico y febríl
    el que no llora no mama
    y el que no afana es un gil
    Dale nomás dale que va
    que alla en el horno
    se va’mo a encontrar
    no pienses mas sentate a un la’o
    que a nadie importa si naciste honrra’o
    si es lo mismo el que labura
    noche un dia como un buey
    que el que vive de las minas
    que el que mata, que el que cura
    o esta fuera de la ley

    Ed eccovi la traduzione italiana…

    ROBIVECCHI

    Che il mondo sia stato e sarà una porcheria
    già lo so…
    (Nel cinquecentosei e nel duemila pure!).
    Che sempre ci siano stati ladri,
    machiavelli e buggerati,
    contenti e amareggiati,
    uomini e patacche…
    Ma che il secolo ventesimo
    sia un orizzonte
    di malvagità insolente,
    non c’è più nessuno che lo neghi.
    Viviamo rotolati in una meringa appiccicosa
    e in una stessa melma
    tutti impastati.
    Oggi è lo stesso
    essere onesto o traditore!
    Ignorante, saggio, ladro,
    generoso o truffatore!
    È tutto uguale! Niente è migliore!
    Lo stesso un asino che un gran professore!
    Non ci sono meriti né bocciature,
    gli immorali ci hanno eguagliato
    Se uno vive da impostore
    e un altro ruba per ambizione,
    fa lo stesso che sia prete,
    materassaio, re di bastoni,
    faccia di tolla o clandestino! …

    Che mancanza di rispetto,
    che insulto alla ragione!
    Chiunque è un signore!
    Chiunque è un ladro!
    Va Don Bosco con Stavisky
    e “La Mignón”,
    Don Chicho e Napoleone,
    Carnera e San Martin…
    Come nella vetrina irrispettosa
    dei rigattieri
    si è rimescolata la vita,
    e ferita da una spada senza filo
    vedi piangere la Bibbia
    accanto a uno scaldabagno.

    Secolo ventesimo, robivecchi
    problematico e febbrile! …
    Chi non strilla non ciuccia tetta
    e chi non spinge è un fesso!
    Dai, dacci dentro!
    Dai, che va tutto bene!
    Che là all’inferno
    ci reincontreremo!
    Non pensarci più,
    fatti da parte,
    che a nessuno importa
    se sei nato onesto!
    Fa lo stesso se uno lavora
    notte e giorno come un bue,
    o se vive sulle spalle degli altri,
    se uccide o se guarisce,
    o sta fuori dalla legge…