2010
03.31

Continuiamo il ciclo della scorsa settimana, con un’ altra pietra miliare del panorama musicale tanguero.

Signori e Signore Astor Piazzola, accompagnato da Antonio Agri, in uno dei brani di Tango più intimisti dello stesso Piazzolla.

2010
03.30

Siamo a Martedi e c’è di nuovo spazio per un editoriale.

Noi redattori,  che siamo abituati a parlare di Tango in tutti i colori e tutte le sfumature, quasi tutti i giorni dell’anno, ci rendiamo conto della bontà dell’informazione in ITALIA in momenti come questi.

E’ notizia riportata ieri dal giornale a diffusione gratuita City e riportata il 28/03/2010 dalla testata Internet del TgCom, che si sta svolgendo da Venerdi scorso a Buenos Aires, una maratona di 42 ore di Tango-Queer.

Vi riporto il link all’articolo del TgCom per fare insieme un pò di riflessioni, nonchè il link al video:

  1. Secondo Voi perchè nel titolo viene evidenziato Tango Gay, mentre al centro dell’articolo per ammissione degli stessi organizzatori questa manifestazione è intitolata  Tango Queer ??? (“E’ un’iniziativa che abbiamo preferito non definire ‘tango gay’, definizione che ha un connotato sessuale: per questo preferiamo più semplicemente chiamarlo ‘queer o libero’ “, ha sottolineato Carola Ojeda, docente di danza e responsabile di un seminario di tango chiamato ‘Balliamo in liberta?’).
  2. Secondo Voi perchè nell’illustrazione all’articolo vi è una foto che mostra mano nella mano due uomini (dov’è il Tango)???;

Probabilmente i giornalisti in Italia dormono, assopiti dagli ordini di scuderia, su quello che si deve e non deve scrivere.

Non si sono nemmeno resi conto che nel mondo succedono cose sul Tango tutti i giorni (ritengo oramai, solo per limitarci alla nostra piccola nazione,  che dopo aver riempito la Penisola Italiana di Festival di Tango, si stia andando verso il riempire lo stivale di Tango Marathon;  sarà Moda – Tendenza – Poca Fantasia degli organizzatori, che non sanno più come spremere denaro dal limone “tanguero” ?; ma questo sarà argomento di prossimo editoriale!). 

Oppure la mente dell’utenza media è talmente tanto assopita che ha bisogno per risvegliarsi di farmaci stimolanti come Gossip, Scandalo e Volgarità.

Non ritengo che il mondo del tango abbia bisogno di ulteriori divisioni, ma soprattutto non credo che questo piccolo spaccato di mondo abbia bisogno di questo tipo d’informazione che non è in grado di fare diffusione culturale.

Ai giornalisti che si occupano di Tango solo per asservirlo a questo tipo di informazione gossippara e scandalistica, va il mio cartellino rosso, con invito: “Venite in Milonga,  poi casomai, parlate di Tango”

Cartellino Rosso

Cartellino Rosso

2010
03.29

Dal 23 al 28 marzo , al Palavela di Torino, si è tenuta la centesima edizione dei mondiali di pattinaggio di figura.

In gara , a rappresentare l’Italia,

per gli individuali

Carolina Kostner ( classificatasi 6°) ,

Samuel Contesti ( giunto 7°)

e per la danza  le coppie

FEDERICA FAIELLA & MASSIMO SCALI  ( medaglia di bronzo) ,

ANNA  CAPPELINI & LUCA LA NOTTE (11° posto)

Voglio rendere omaggio a questi atleti proponendovi una esibizione di FEDERICA FAIELLA & MASSIMO SCALI , medaglia d’oro ai campionati italiani , medaglia d’argento agli europei di pattinaggio artistico a gennaio, 5° posto alle Olimpiadi invernali di Vancouver in febbraio  e ora,  nonostante i problemi di salute di Federica, un meritatissimo  bronzo

Il brano che ho scelto è, ovviamente, un tango , brano  utilizzato  per la danza obbligatoria agli europei

2010
03.27

La ricca Éliane Devries è la proprietaria di una piantagione in Indocina, colonia dell’impero francese, dove la donna si è stabilita insieme alla figlia adottiva Camille, una ragazza orfana che ha cresciuto come una figlia. In Indocina Éliane conosce Jean-Baptiste, un giovane ufficiale della marina francese, con il quale ha un’appassionata relazione; ma nel frattempo, l’uomo fa innamorare di sé anche Camille…

Ambientato tra i suggestivi paesaggi dell’odierno Vietnam durante gli anni dell’occupazione francese, “Indocina” è una storia di passioni travolgenti ed amori tormentati, che si intrecciano sullo sfondo della lotta per l’indipendenza condotta dai gruppi di liberazione comunisti. Diretto da Régis Wargnier, autore anche della sceneggiatura insieme ad Erik Orsenna, “Indocina” è un turgido ma coinvolgente melodramma che, nonostante sia stato accolto in maniera discordante dalla critica, ha fatto incetta di riconoscimenti, aggiudicandosi cinque premi César e l’Oscar come miglior film straniero del 1992.

La trama della pellicola ruota attorno al triangolo costituito dai tre personaggi principali: la matura e ricca latifondista Éliane Devries (Catherine Deneuve), la sua figlia adottiva Camille (Linh Dan Pham) e l’aitante ufficiale Jean-Baptiste (Vincent Pérez). E sarà proprio l’amore fra Jean-Baptiste e Camille a dare inizio ad una serie di eventi tragici ed incontrollabili, rievocati molti anni dopo attraverso la voce narrante di Éliane (e solo verso il finale scopriremo il senso del suo racconto). Alle vicende private dei protagonisti fa poi da contrappunto il difficoltoso rapporto tra Francia e Indocina: due paesi legati in una convivenza impossibile, contrassegnata da conflitti latenti destinati ben presto ad esplodere.

Con “Indocina”, Régis Wargnier firma un tipico prodotto confezionato secondo i canoni di un kolossal europeo da esportazione: un’opera in grado di unire tensione emotiva e spettacolo, ma che tuttavia scivola spesso in un eccesso di enfasi, e che non è immune da qualche lungaggine (in altre parole, più vicina a Hollywood che non al cinema d’autore). Sicuramente apprezzabile, comunque, per chi ama questo genere di film. Meritevole l’interpretazione di Catherine Deneuve, che per il ruolo di Éliane ha ricevuto il premio César e la nomination all’Oscar come miglior attrice. Colonna sonora di Patrick Doyle e costumi di Gabriella Pescucci.

Per voi appassionati tangueros, questo Tango ballato dalle due protagoniste del film.

2010
03.26

En una mirada s’en va el corazon – Con uno sguardo il cuore parte.

E ‘ questa la genesi  della performance che vi presentiamo stasera.

Sturm und drang (Tempesta e Passione) nasce da un incrocio di sguardi.

Da un’idea dell’attrice e regista Fiorangela Artelli che volge lo sguardo attraverso la Poesia al mondo della Danza ed al Tango Argentino in particolare.

E’ qui che incrocia lo sguardo dei ballerini Cristina Camorani e Michele Mollica (Coreografo e Sceneggiatore della performance di stasera) che ci accompagneranno in questa breve storia.

Ed entrambi rivolgono lo sguardo al mondo dell’Arte allestendo la scena con le sculture di Giuliano Babini in una triangolazione  fatta di Poesia, Danza e Scultura.

 

Una Donna. …. Un Uomo.

Quanti risvolti può assumere una relazione?

Passione ?….. Romanticismo ?….. Nostalgia ?…..

Quali gli elementi che ne determinano l’evoluzione?

Quali gli elementi che sopraggiungono a deviarne il percorso?

 Una Donna proverà a raccontarceli e raccontarsi attraverso la poesia.

Una Donna (forse la stessa) ed Un Uomo proveranno a raccontarceli e raccontarsi attraverso la Danza.

In un incrocio continuo di sguardi ed emozioni… proprio come in un Tango.

A voi affezionati lettori di Tanguéa l’anteprima dell’incipit della performance Teatrale che andrà in scena questa sera a Cervia.

Fateci gli in bocca al lupo.

Noi risponderemo come a teatro

Merda, Merda, Merda !

2010
03.25

Per augurarLe Buon Compleanno proponiamo il brano “Balada para mi muerte”,  che la lega ad Astor  Piazzolla, (anch’esso nato a Marzo).

Nel 1969 il tema “Balada para un loco” diviene il maggior successo dell’anno in diversi paesi sudamericani, battendo tutti i record di vendita in Argentina.

Questo genere, apparentemente più commerciale, dà la possibilità a Piazzolla di avvicinarsi al grosso pubblico

Nell’aprile del 1972, Piazzolla è in Italia per una serie di concerti, e nell’occasione  appare in  TV nella trasmissione “Studio 10” dove si esibisce prima in una mezcla di suoi successi, poi viene raggiunto dalla grande Mina per questa Balada Para Mi Muerte

Per chi ha saputo cogliere il link, ieri vi avevamo dato un’anticipazione del brano.

2010
03.24

TESTO

Balada para mi muerte

Balada para mi muerte

Balada Para Mi Muerte (Ballata Per La Mia Morte )

Moriré en Buenos Aires, será de madrugada,

guardaré mansamente las cosas de vivir,
mi pequeña poesía de adioses y de balas,
mi tabaco, mi tango, mi puñado de esplín.

Me pondré por los hombros, de abrigo, toda el alba,
mi penúltimo whisky quedará sin beber,

llegará, tangamente, mi muerte enamorada,
yo estaré muerto, en punto, cuando sean las seis.

Hoy que Dios me deja de soñar,
a mi olvido iré por Santa Fe,

sé que en nuestra esquina vos ya estás
toda de tristeza, hasta los pies.

Abrazame fuerte que por dentro

me oigo muertes, viejas muertes,
agrediendo lo que amé.
Alma mía, vamos yendo,
llega el día, no llorés.

Moriré en Buenos Aires, será de madrugada,

que es la hora en que mueren los que saben morir.
Flotará en mi silencio la mufa perfumada
de aquel verso que nunca yo te supe decir.

Andaré tantas cuadras y allá en la plaza Francia,
como sombras fugadas de un cansado ballet,

repitiendo tu nombre por una calle blanca,
se me irán los recuerdos en puntitas de pie.

Moriré en Buenos Aires, será de madrugada,
guardaré mansamente las cosas de vivir,

mi pequeña poesía de adioses y de balas,
mi tabaco, mi tango, mi puñado de esplín.

Me pondré por los hombros, de abrigo, toda el alba,

mi penúltimo whisky quedará sin beber,
llegará, tangamente, mi muerte enamorada,
yo estaré muerto, en punto, cuando sean las seis,
cuando sean las seis, cuando sean las seis.

TRADUZIONE

Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen*.

Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto.

Oggi che Dio smette di sognarmi,
verso il mio oblio andrò per Santa Fe,
so che al nostro angolo già ci sei tu,
vestita di tristezza, fino ai piedi.

Abbracciami forte che dentro
sento morti, vecchie morti,
che aggrediscono ciò che ho amato.
Anima mia, andiamo,

viene il giorno, non piangere.

Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
che è il tempo in cui muoiono quelli che sanno morire.
Romperà il mio silenzio l’aroma profumato

di quel verso che non ho mai saputo dirti.

Camminerò per tanti isolati e là in Plaza Francia,
come ombre fuggite da uno stanco balletto,
ripetendo il tuo nome lungo una strada bianca,
se ne andranno i miei ricordi in punta di piedi.

Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen*.

Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,

il mio penultimo whisky resterà non bevuto,

arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto,
quando saranno le sei, quando saranno le sei!