2009
03.05

Mi avvicino a spettacoli di Tango con sempre più diffidenza nel corso degli anni.
Sarà perchè ne ho visti parecchio; sarà perchè alla lunga mi sembrano tutti uguali; sarà perchè nel corso degli anni sono diventato di bocca buona; sarà perchè fino ad oggi, nonostante le grosse premesse e recensioni nessuno di questi spettacoli mi ha raccontato una storia.
Decido di andare a vedere lo spettacolo insieme ad un’amica approfittando di un incastro last-minute.

Locandina Tango - Compagnia Roberto Herrera

Locandina Tango - Compagnia Roberto Herrera


Sono veramente stanco e penso che correrò il rischio di addormentarmi, come già successo al secondo tempo di altri spettacoli e di altre compagnie blasonate.
L’inizio non è dei migliori.
Barocco e ridondante come altri spettacoli di Tango, questo spettacolo di Roberto Herrera comincia in maniera anonima senza colpi di scena.
Poi un paio di intuizioni coreografiche corali solleticano la mia anima.
Mi riportano agli esercizi teatrali in cui simulavamo nei movimento un branco di pesci.
Ed è proprio quello che gli artisti hanno portato in scena, dirigendosi nel corso delle evoluzioni coreografiche, tutti e contemporaneamente in un punto del palco ed il loro ondeggiare ricordava molto un branco di pesci, che successivamente si riapriva d’improvviso.
Arriviamo così tra musiche e balli ed un pò di chiacchiere con la mia amica che ha già scelto il ballerino con il quale Le piacerebbe ballare al momento fatidico.
Secondo tempo.
Adesso c’è il rischio abbacchio.
Ma cosa succede; cosa sono questi tamburi.
E’ una danza…quasi una lotta tra uomini che riporta lo spettacolo alle origini di questa danza, ma lo fa in chiave moderna, prendendo a pretesto la ritmica della Chacarera.
Seguono balli di gruppo ed esibizionidi danze popolari.
Herrera mette in mostra quello che sa fare meglio; (scusatemi la battuta) ruotare le bolas; si proprio quelle che utilizzavano i gauchi per la gestione delle mandrie.
Non dormo.
D’altronde la compagnia è così simpaticamente assortita che dopo il terzo ballo di commiato, scendono in Platea per ballare con alcuni avventori.
Pochi gli addetti ai lavori ed gli appasionati di Tango; molta la gente comune apparentemente entusiasta alla fine dello spettacolo.
Tutto sommato giudizio positivo, anche se qualche volta mi piacerebbe vedere raccontare una storia a passi di danza.
Ma d’altronde i genii creativi come Astor Piazzolla che riescono a musicare e mettere in scena un’opera come Maria de Buenos Aires, non nascono tutti i giorni.

  1. L’essenza dell’arte è provare piacere nel dare piacere.( Mikhail Baryshnikov)

    Occhi, orecchie, cuore tutto è teso a dare piacere a chi guarda un’opera d’arte, anche se per apprezzarla non è necessario essere artisti: si ammira Leonardo senza essere inventori, o Michelangelo senza saper usare uno scalpello oppure Cellini senza aver mai fuso un metallo
    Si resta senza fiato davanti a un Dűrer o a un van Gogh anche senza saper usare i pennelli
    Si resta sopraffatti dalle emozioni ascoltando Beethoven o Chopin anche senza saper suonare uno strumento , anzi, anche senza saper leggere uno spartito
    Si resta coinvolti leggendo Dostoevskij o Prevert anche accontentandosi di traduzioni dalla lingua originale
    Si ammira la danza anche senza saper ballare

    Ma quale è la differenza?
    Alcune arti restano fissate su un supporto ( tela, spartito, marmo, foglio ,…) ed è possibile riprodurle identiche, per ri-interpretarle, ri-leggerle Chi ne fruisce può ritrovare le emozioni già provate, e partire da queste per approfondire, scoprire nuovi aspetti, di quella, unica, eterna opera d’arte
    E la danza? La danza è movimento , un passo una volta fatto non c’è più, non ne resta traccia se non nel ricordo, non resta fissato su un supporto materiale, ma nell’anima: mentre lo guardi è già passato

    Gli artisti avranno certo gioito e /o sofferto nel creare ma avranno anche gioito nel rivedere, risentire rileggere le loro opere? Forse no, per perfezionismo, per ulteriore maturazione, o per cento altre ragioni, possono a volte cambiarle, migliorarle, correggerle e avranno forse avuto rimpianti per non poter più possedere la propria opera se non in copia ( e in questo massimamente sfortunato il pittore: dei suoi quadri non avrà una copia, ma un falso eseguito dalla mano di un altro che almeno in parte avrà sovrapposto un po’ di sé)
    Ma il ballerino non può né vedere né rivedere la sua opera, deve costantemente ricrearla mentre noi spettatori , nel nostro ricordo, idealizziamo e sovrapponiamo eventi diversi fino a raggiungere il ballo perfetto, ossia una illusione creata dall’osservatore, non dall’artista

    Il fatto di avere già visti numerosi spettacoli; ce li fa percepire come tutti uguali ? Si è solo diventati più esigenti e l’osservatore si trasforma in pretenzioso raffinato gastronomo, non è più uno di bocca buona; non si riesce più a mangiare di tutto, ad accontentarsi facilmente di ogni evento , sempre più , man mano che cresce l’ esperienza

    La gente è apparentemente entusiasta alla fine dello spettacolo ?. Io credo non solo apparentemente: ha vissuto un momento , un’ emozione anche senza conoscere il piacere di danzare, come può non conoscere quello di suonare o di dipingere, …e li considera allo stesso modo.: puro piacere
    Chi invece ha superato la fase dell’osservazione passiva ha maturato altre esigenze e forse dovrà passare dal guardare al fare
    Se poi si teme , il rischio “abbiocco” ma basta un guizzo di emozione nuova perché tutto passi allora è il momento di fare un salto di qualità e se si desidera una storia a passi di danza si può cercare di inventarla, crearla!
    Lo ha già fatto Piazzola e pare irraggiungibile? Bene!
    Forse un poeta non parla più alla luna solo perché lo ha già fatto Leopardi?

    Potrebbe essere l’inizio di un’altra avventura ,e se “le nostre braccia hanno origine dalla schiena perché un tempo erano ali.( Martha Graham) “ allora bisogna cercare di volare alto

Devi essere collegato per inviare un commento.