Stamani in autobus la mia attenzione viene catturata da questo passaggio tratto dal libro “Nell’abbraccio del tango – Il mondo delle Milongas di Buenos Aires” di Elisabetta Muraca, gentilmente prestatomi dall’amico Turi, che mi fa piacere proporvi perchè faccia da spunto di riflessione e confronto:

“…perchè il tango piace tanto…
Questa è la domanda che qualche anno fa, in occasione della presentazione di un suo libro, mi rivolse l’amico Rafael Flores. Che cosa rispondere a uno dei più apprezzati studiosi del fenomeno-tango senza cadere nella banalità? Qualunque risposta “a caldo” tentassi di dare, mi ritornava indietro, accompagnata dal suo sorriso ironico “…non solo, cara Elisabetta, non solo…”. Non ho mai saputo quale fosse la “sua” risposta, ma confesso che la domanda per molto tempo ha occupato i miei momenti di riflessione tanguera, eccone alcuni:
Il tango-danza piace perchè:
non mente, si balla per ciò che si è,
si liberano endorfine,
occupa il tempo libero,
si incontrano gli amici,
c’è un abbraccio “gratis”,
si comunica senza la fatica di parlare,
la donna esercita la sua sensualità e
l’uomo la responsabilità di guidare,
la coppia gioca a…”vediamo se mi capisci”,
evoca fantasie di seduzione,
di protagonismo,
di fama,
d’applausi,
d’intimità,
di possesso,
di sottomissione…
Il tango-canzone piace perchè:
le sue parole talvolta fanno sorridere,
talvolta rispecchiano drammi esistenziali,
ripercorrono luoghi vissuti,
evocano odori e suoni di una città meravigliosa,
descrivono tradimenti,
amori impossibili,
perdite e distacchi,
sogni infranti,
incontri appassionati.
La sua musica, da quella delle origini alla più recente, compreso il tango elettronico,
ci fa vibrare di nostalgia,
ci dona suoni struggenti e melanconici,
ci fa piangere,
ci fa gioire,
ci mette in contatto col nostro mondo interno.
Sono certa che quest’elenco potrebbe allungarsi all’infinito, ciascuno di noi avrebbe una “sua” risposta, dettata dalla propria esperienza.
Il ballerino amatoriale potrebbe chiedersi : ” Che cosa provo, quando ballo un buon tango? Di che cosa sono consapevole? Che cosa sento nel corpo? Che espressione ha il mio viso? Quali pensieri mi attraversano? Che sensazione mi rimane quando la musica finisce?”.
Talvolta questa magnifica possibilità di “sentirsi” e di “conoscersi” attraverso il tango è offuscata da ben altri pensieri, per esempio : “Che cosa penserà il/la partner del mio ballo? Sarò capace? Chi mi starà guardando? E se sbaglio? Avrei potuto fare meglio, mi sono dimenticato/a l’ultimo passo imparato…”
Tutto ciò ci allontana dall’esperienza immediata, quella possibile soltanto nel “qui ed ora”. Questi pensieri e preoccupazioni ci lasciano, invece, un senso di frustrazione e di disagio, uno sconforto profondo legato al continuo e malsano confronto che spesso facciamo con la nostra “immagine ideale”, cioè con chi vorremmo essere piuttosto che con chi siamo veramente.
Se c’è comunicazione fra i corpi, disponibilità a conoscere e farsi coinvolgere dallo stile del/della partner, se c’è il desiderio di trascorrere un buon momento (quantomeno per la durata di una tanda), allora il tango può diventare quell’unica “droga sana” che ci massaggi l’anima.
Sarà per questo che il tango piace tanto?”.
Queste le parole dell’autrice….
…ed a voi perchè il tango piace tanto?
P.s. : Spero che vogliate arricchire di commenti i due articoli “cosa vi piace e cosa non vi piace del tango”, in maniera tale da avere le “nostre” risposte.
P.s. 2 : Per chi passa di qui solo occasionalmente lascio l’invito ad iscriversi per poter scrivere un commento, un articolo, o lasciare indicazioni sulla struttura del blog.
Un abbraccio…”gratis”…come sempre.