03.11
In omaggio al Video dello scorso Venerdì, quale artista di questa settimana, vogliamo poporre Frida Kahlo, pittrice messicana, il cui nome completo era Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón (1907 – 1954)
Il film di Julie Taymor , da cui il video è tratto, lascia in ombra la sua arte , ma proprio questa mancanza ha il merito di incuriosire e spingere a volerne sapere di più .
” Chi era veramente Frida Kahlo?”
La risposta ce la danno i suoi quadri: è un’artista e le sue opere sono l’espressione di come sente e vive la vita raffigurandone gli aspetti più dolorosi e drammatici ( il maggiore dei quali fu il grave incidente di cui rimase vittima nel 1925 mentre viaggiava su un autobus e i cui postumi la sottoposero a più di trenta interventi chirurgici che condizioneranno la sua salute ; ma non la sua tensione morale e il suo impegno politico)
Nel 1938 venne in contatto col movimento Surrealista, conobbe André Breton e frequentò Marcel Dunchamp, Kandinskj, Tanguy, Mirò e Picasso Del suo successo lei stessa ci dice : “Sì, è vero, grazie al surrealismo ho avuto modo di frequentare ambienti artistici dai quali altrimenti sarei stata esclusa , ma non ho mai pensato di essere una pittrice con la volontà di fare della pittura surrealista. Ho sempre dipinto la mia quotidiana realtà di sofferenza e anche i miei quadri più strani non sono nient’altro che la fedele cronaca della mia vita. Nient’altro che questo”.( Frida Kahlo, Time Magazine, “Mexican Autobiography”)
Se Frida sa cogliere l’occasione di difendere il suo popolo attraverso gli autoritratti, facendovi confluire quel folclore messicano e quell’autobiografismo utopico che li rende originali , è comunque il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato a caratterizzare uno degli aspetti fondamentali della sua arte
In questo senso, l’autoritratto che vi mostriamo: “La colonna spezzata” del 1944, è l’opera più emblematica
In esso Frida si mostra in piedi su un fondale desertico, il viso serio e intenso, guarda senza vedere oltre l’osservatore che invece è chiamato a guardare dentro di lei . Si mostra nuda come un’impalcatura, una struttura architettonica in restauro , trafitta di chiodi, non con un corpo vivo
Un esempio, fra i tanti possibili, di come la crudeltà che talvolta caratterizza inevitabilmente la vita abbia prodotto non una personalità fragile ma una grande artista, una poetessa della rabbia e e del dolore.
Sofferenza e dolore affrontati con coraggio ed associati a incontenibile “alegría” e ironia che le fanno scrivere nel suo diario personale, frasi di sconforto come: “attendo la mia dipartita…e spero di non tornare mai più” accanto ad altre di grande forza d’animo: “piedi, a cosa mi servono se ho ali per volare?”.
Chi vive o ha vissuto la sofferenza può comprendere a pieno questa artista, che, nonostante e al di là del dolore provato, nell’ultimo dipinto lascia questo suo messaggio d’addio:
“VIVA LA VIDA”

